La Poesia al Villaggio Leumann - 16.12.2011
La Poesia al Villaggio Leumann - 16.12.2011
Giovanni Arpino e il Villaggio Leumann
Giovanni Arpino ha dedicato alla Borgata Leumann una poesia e un racconto. Il suo interesse per la Borgata deriva dal fatto di averci abitato nei primi anni ’50, subito dopo il matrimonio. La poesia Borgata Leumann è apparsa per la prima volta sulla rivista diretta da Ignazio Silone "Tempo Presente”, nel giugno del 1958.
BORGATA LEUMANN La notte non portava consiglio A noi, giovani, nei letti nuziali, i baci allontanavano l’incerto domani, il freddo dei muri nuovi, s’allietavano al crudo risveglio dei cani pastori: a un’altra tappa, verso le Alpi, muovevano le greggi nelle aurore. Laggiù, oltre il cavalcavia, era Torino Con i richiami delle sirene, "Le sei”, mi sospiravi, torpida, e anche nelle stanze vicine rimestavano acuti dialetti stranieri, un orologio ritardatario scuoteva il sarto veneto in soffitta. Docile riprendeva anche lui ad inseguire i debiti contratti. Finché era estate nessuno pativa, la polvere era d’oro sui sentieri tra il granoturco, e il treno fischiando volava via tra Roma e Parigi. Ma era l’inverno con il fango (e ti portavo in braccio, quando Avevi calze di seta, e in cucina Un giornale spiegato aspettava le mie scarpe) Era l’inverno a tener lontano dal bar L’operaio Fiat che nelle sue sere finalmente ultimava coi fiammiferi tutta per sé un’automobile intera. Fuori era il vento della borgata Leumann, nella bottiglia vuota si allungava il riverbero della candela. Veloci andavano gli aghi dei telai Nel panno chilometrico, splendevano I grandi vetri dei reparti notturni: le operaie uscivano tardi uomini le attendevano ad ombrelli. Qui ti avevo portata a cominciare, a ricompensa dell’amore giuratomi. E solo nel caldo di segrete parole Fu nostro quel promesso paradiso Che avrei voluto darti. Qui, anche per te, volli sapere Fin dove potevo alzare la mano, fin dove potevo dire:questo è mio e questo sole e questa altezza di luce e questo giudizio e questo grado di comodo. Qui, insieme, noi che credevamo d’essere toccati, soli, da una fortuna d’amore, si cominciò a scambiare col mondo una parola, un po’di sale, un saluto. Il sarto veneto ci disse dei suoi paesi, noi dicemmo di noi, e fu il principio.



Associazione Amici della Scuola Leumann



