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Mostra di Maria LAI

Mostra di Maria LAI

Cenni sull’originale percorso artistico di Maria LaiTante e importanti sono state le tendenze dell’arte nel Novecento. Ma Maria Lai, che ha vissuto in prima persona molte di queste esperienze, non ha mai fatto parte organicamente di alcuna corrente, e non ha mai rinunciato alla sua autonomia creativa. Dopo la formazione all’Accademia di Venezia con Arturo Martini, la sua ricerca sembra abbandonare la scultura, concentrandosi su un disegno dai tratti essenziali, capace però di trasmettere le antiche memorie della sua isola. Ma proprio quando sembra aver trovato il filo del discorso, e anche l’ambiente romano comincia a mostrare interesse per il suo universo poetico, tributando un notevole successo alla mostra di disegni presentata nel 1957 in una delle gallerie prestigiose di Roma, l’Obelisco, sopraggiunge un periodo di crisi profonda. Per quasi dieci anni senza apparenti spiegazioni, Maria esce di scena, evitando di frequentare gallerie ed artisti, preferendo cercare rapporti con poeti e scrittori. Solo nella seconda metà degli anni Sessanta, con l’affermarsi dell’arte povera e delle esperienze concettuali, la sua ricerca sembra rimettersi in moto, e nei nuovi lavori si manifestano le idee accumulate durante il lungo periodo di meditazione. I critici che si sono occupati di lei hanno spesso sottolineato come Maria Lai riesca a condensare nelle sue opere una forte suggestione narrativa. Il perché va cercato nelle radici della sua identità poetica e culturale. Se Arturo Martini, ha segnato la sua formazione artistica, chi ha maggiormente contribuito alla sua formazione umana è stato lo scrittore Salvatore Cambosu, suo professore alle scuole medie, ma sopratutto suo primo compagno di viaggio. Il rapporto con Cambosu è stato determinante non solo per l’impronta poetica, ma perché, come Maria ripete spesso, Cambosu è stato l’unico che mi ha incoraggiato a partire, perché credeva nella mia scelta di vita. Con un simile compagno di viaggio e un compagno di giochi come lo scrittore Giuseppe Dessì, suo dirimpettaio di casa a Roma, era probabilmente inevitabile che Maria Lai sviluppasse un profondo senso del racconto. In qualche modo tutte le sue opere hanno origine nella narrazione; tutti i suoi lavori prendono spunto dalla memoria, dal mito e dalla leggenda. Tuttavia se costante è la connotazione narrativa della sua ricerca, diverse sono le tecniche di cui Maria Lai si serve: senza trascurare il disegno e la creta, strumenti tradizionali dell’arte, ella utilizza una molteplicità di materie: l’impasto di farina per le figure di pane, il legno e lo spago per i telai, il nastro per le installazioni e gli interventi ambientali, il filo e la stoffa per i libri, per le mappe astrali e le fiabe. Per la realizzazione delle opere che questo catalogo documenta, Maria Lai si è servita soprattutto del filo, che fin dagli anni Sessanta è lo strumento privilegiato del suo operare. Il Filo come simbolo del dialogo, della narrazione, della memoria, del passaggio dall’oralità alla scrittura.Nei libri cuciti fili di parole si disfano sulle linee delle pagine di stoffa e cadono come grovigli di pensieri, tracce di una nuova comunicabilità. Tra i libri cuciti presenti in mostra c’è Il libro scalpo, con il quale partecipò nel 1978 alla Biennale di Venezia. Le Fiabe: L’uomo ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile, perciò inventa fiabe, canti e arte. L’idea di costruire immagini che siano racconti è, per molti versi, uno degli stratagemmi usati dall’artista per catturare lo spettatore disorientato davanti all’arte e condurlo a una lettura che lo coinvolga come una fiaba coinvolge il bambino, al fine di sollecitare in lui la consapevolezza del legame profondo che unisce arte e vita. Le geografie, nelle quali i fili delineano universi dell’immaginazione e della fantasia, suggerirono questi versi al poeta peruviano Eielson: Tutto ciò che le parole non possono dire – lo dicono chiaramente – gli infiniti fili – di quel brillante scarabocchio – che noi chiamiamo Universo – e che Maria scrive giorno e notte – come se fosse un libro. I telai: Essere è Tessere, dice Maria, che individua un’analogia tra il nascere del tappeto e quello dell’essere umano. Il filo costruisce il tappeto, il cordone ombelicale nutre la gestazione del bambino che diventerà uomo.I battiti del telaio accompagnano l’abilità del filare per la nascita del tappeto.Le ninne nanne, il dondolare delle culle educano l’orecchio ai suoni che accompagnano la crescita, attraverso la parola, la scrittura, la comunicazione.La musica, la poesia, l’arte visiva sono nutrimenti indispensabili alla crescita umana.Dei telai possiamo ammirare uno dei primi: Oggetto paesaggio del 1966 e altri recentemente rivisitati: i telai-teatrini, che non sono, ovviamente, gli stessi degli anni Sessanta. Essi hanno via via assorbito molti elementi delle sperimentazioni successive. Sotto la trama dei fili emergono scorci disegnati, collages, piccole sculture di ceramica, veri e propri filati. Hanno il fascino delle tele e l’incanto delle fiabe. La caratteristica più importante del lungo cammino nell’arte di Maria Lai è senza dubbio la capacità di far pensare con leggerezza, di innescare processi creativi e interpretativi che rivelano i grandi temi dell’esistenza come un affascinante gioco per adulti. D’altra parte l’invito al gioco è un altro dei suoi espedienti usato per attirare l’attenzione, lei dice: Chiunque io cerchi di sollecitare a un dialogo sull’arte si annoia, soltanto se è in forma di gioco, anche se impegnativo, mi ascolta. 

Angela Grilletti


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